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Fonte: Spataro - Segnalato da: Spataro - 2017-01-18 - Post successivo - Stampa - pag. 92637

Hate speech

Discorsi online inneggianti all'odio. Nella foto una pistola dalla canna annodata, statua davanti l'ONU, New York, courtesy of Spataro - Spataro


H

Hate speech. Chi conosce il web della prima ora non resta sorpreso dalle affermazioni che vengono fatte in materia, ma da come vengano ripetute tali e quali da trenta anni ormai.

I troll sono personaggi che, con dissociazioni piu' o meno marcate dalla realta', sistematicamente alimentano o avviano polemiche online.

Sono coloro che vogliono vedere nero cio' che e' bianco e usano gli spazi pubblici per affermare una propria unita' di pensiero spesso integrale, che richiede particolare attenzione e costanza nel tempo per essere mantenuta coerente.

L'hate speech e' qualcosa di diverso. E' inneggiare direttamente contro qualcuno o qualche ideologia, non per discutere, ma per negarne il diritto ad esistere. E' l'anticamera della violenza fisica, e' esso stesso violenza psicologica e/o verbale.

Vedendo quello che avviene online in questi ultimi anni questo tipo di comportamenti e' aumentato. E' aumentata anche la presenza online delle persone, grazie a facebook e cellulari. Ma soprattutto e' il clima della comunicazione di massa complessiva ad essere cambiato, insieme ai telegiornali e le trasmissioni di costume dove lo scontro e' diretto e radicale.

E' qualcosa che c'e' nella societa' e che, come di regola, internet mette a nudo e sbatta in faccia a tutti noi che sottovalutavamo il tema.

Spesso lo si associa con la propaganda filoterrorista (sia antioccidentale che antiaraba).

Sta di fatto che si chiede piu' volte di chiudere account di personaggi di ogni estremismo, anche anti religioso. anti politico, anti eccetera.

Fatte le dovute proporzioni, e' un po' come il bullismo, che non e' piu' ne' solo online ne' solo fisico, ma misto. Una incapacita' di relazionarsi con gli altri, evocando un annientamento inizialmente culturale, poi anche attivamente.

Il diritto penale prevede che l'organizzazione di atti inquivocalmente diretti a commettere un reato configuri il tentativo. L'hate speech spaventa perche' l'organizzazione non e' esplicitamente diretta ad un reato ma a sostenere l'ideologia che poi motiva eventuali reati; inoltre per il numero di persone che coinvolge tramite il web.

Un occhio meno ideologizzato dovrebbe mostrare che tali comportamenti sono ovunque, anche nei libri, nelle televisioni, nei giornali, alla radio, in ogni mezzo di comunicazione.

Per questo ogni proposta limitata a contenere internet non colpisce a fondo e, anzi, evita di entrare in un confronto culturale che, se condotto fino in fondo, non e' mai vincente per l'estremista, costretto a ripetere principi contro altri negando il rispetto degli altri che, invece, pretende tutto per se'.

Di recente invece viene confuso con la nozione di fake news, semplificando la disinformazione come motivo per propagandare facilmente l'hate speech.

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