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Fonte: Spataro - Segnalato da: Spataro - 2018-04-29 - Post successivo - Stampa - pag. 94092

Alfie's law per un diritto alla vita

- - Spataro


A

Alfie e' un bimbo di 23 mesi.

E' nato con una malattia incurabile, sconosciuta, degenerativa e senza speranze di cure mediche.

Ricoverato in ospedale, i medici rfiutano di seguire le istruzioni dei genitori che lo vogliono accompagnare nella pessima vita che ha e rifiutano di darlo ai colleghi italiani che si sono resi disponibili non per una eutanasia ma per una assistenza che ne allievi le sofferenze.

I medici inglesi hanno detto: non ci sono piu' speranze di una vita dignitosa. Ogni ulteriore tentativo e' accanimento terapeutico.

I genitori non erano d'accordo. I medici italiani non erano d'accordo sulla necessita' di interrompere cure e alimentazione perche' non ci sono prospettive.

Esiste una altra prospettiva, unica, irrazionale e ragionevole: non prolungo le sofferenze ma assisto le sofferenze.

Come medico posso accettare che qualcuno continui a soffrire senza speranza ?

E' eutanasia ? Un aborto in queste condizioni di un concepito che avra' una vita di questo tipo e' giusto oltre che legale ?

La domanda e' sbagliata, ma non c'e' niente di piu' disastroso nel diritto e nelle politica, forse anche nella vita, di insistere sulla domanda sbagliata e pretendere una risposta ragionevole.

Le domande possono essere sbagliate.

"Ci possono essere speranze per Alfie ? No. Quindi basta, si lasci la natura fare il suo corso".

E' una domanda sbagliata con risposta sbagliata. I genitori sono gli unici a poter decidere dei figli, salvo che la loro scelta sia irrazionale sotto ogni aspetto.

E qui l'intervento dei medici italiani del Papa rende il comportamento dei medici e dei giudici inglesi qualcosa di indubbiamente sbagliato: la valutazione dei medici inglese non e' l'unica possibile. I genitori hanno il diritto di cambiare medico e provare con quelli che indubitabilmente, offrono una gestione diversa della malattia.

Quello che si e' visto e' il solito scontro di potere tra professionisti che non vogliono riconoscere non solo di avere torto, ma di voler comprendere ogni aspetto della situazione anche se altri seri professionisti non farebbero mai lo stesso nello stesso modo, ma in altro modo.

Il modo di fare le cose ci rende umano.

Dichiarare che non c'e' speranza di vita normale  e' disumano perche' impedisce ad altri umani di aiutare in altri modi piu' opportuni, scientificamente.

Non si cada nella banalità di assistere chiunque sempre e a oltranza. Non e' questo il punto.

Esiste una possibilità ? I medici inglesi non hanno voluto parlare con i medici mandati dal Papa.

Questo li rende colpevoli di arroganza e probabilmente di piu' agli occhi di Dio. Come tutti noi peccatori. Che per questo chiediamo misericordia, non leggi draconiane.

Il caso che si discute non e' se si ha diritto di vivere.

Il caso che si discute e' se dei professionisti possano far prevalare con decisioni proprie sul diritto di famiglia sostenuto da altri colleghi stimati internazionalmente.

L'arroganza di voler gestire gli interessi di un neonato contro l'opinione di una famiglia e di colleghi autorevoli e' il punto della questione.

Non hanno affiancato ne' il minore ne' la famiglia. Non hanno dato la possibilità ad altri professionisti seri di assistere diversamente la vita. Si sono eretti a unico dio in terra, invece di ascoltare il loro cuore.

Hanno fatto 1+1. Altri autorevoli professionisti hanno preparato una culla dove fare l'ultimo 1+1 con amore e  i primi gliel'hanno vietato.

Verremo tutti giudicati con i nostri stessi parametri di giustizia. Dio non voglia che diventiamo macchine.

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